Pochettino contro il Chelsea: “Nel 2017 violò le regole, via il titolo”
Mauricio Pochettino torna a puntare il dito contro il Chelsea dell’epoca di Antonio Conte, sostenendo che il club londinese avrebbe violato le regole finanziarie durante la stagione 2016-17, quella che si concluse con la conquista del titolo di Premier League da parte dei Blues. Secondo l’allenatore argentino, allora sulla panchina rivale del Tottenham, quella violazione dovrebbe portare a una revoca retroattiva dello scudetto inglese assegnato al Chelsea.
Le dichiarazioni di Pochettino riaprono un tema che ha accompagnato a lungo il calcio inglese: le presunte irregolarità nella gestione dei conti dei Blues negli anni precedenti all’acquisizione del club da parte di Todd Boehly, periodo per il quale la proprietà targata Roman Abramovich è stata oggetto di indagini e successivi accordi con la Premier League e con la UEFA relativi a pratiche contabili non conformi in diverse stagioni.
Il contesto: le indagini sul Chelsea targato Abramovich
Negli ultimi anni sono emerse ricostruzioni riguardanti la gestione finanziaria del Chelsea nel periodo della vecchia proprietà, con particolare attenzione a operazioni di mercato e pagamenti non sempre trasparenti registrati nei bilanci. La Premier League ha condotto verifiche su più stagioni, e la stessa dirigenza attuale del club, subentrata dopo la cessione forzata nel 2022, ha collaborato con gli organi di controllo per chiarire alcune posizioni pregresse.
Pochettino, che ha guidato il Tottenham proprio negli anni in cui gli Spurs si giocavano il vertice della classifica con il Chelsea di Conte, rivendica ora che quelle irregolarità sarebbero state sufficientemente gravi da inficiare la regolarità del campionato vinto dai Blues, arrivando a chiederne l’annullamento formale.
Nessuna procedura ufficiale in corso su quel titolo
Al momento non risultano procedure aperte dalla Football Association o dalla Premier League finalizzate specificamente alla revoca del titolo 2016-17. Le dichiarazioni di Pochettino restano dunque una presa di posizione personale, priva per ora di riscontri su iniziative disciplinari formali riguardanti quella specifica stagione. Resta da vedere se le sue parole troveranno un seguito istituzionale o resteranno confinate al dibattito mediatico attorno a un caso che il calcio inglese conosce ormai da anni.
