Conte rivela: “Al Chelsea dubbi su Kanté, non era bello né alto”
Antonio Conte ha raccontato un retroscena legato alla sua esperienza sulla panchina del Chelsea, in particolare riguardo all’acquisto di N’Golo Kanté, uno dei colpi di mercato più azzeccati della storia recente della Premier League. L’allenatore salentino ha rivelato come, all’interno del club londinese, la sua insistenza per portare il centrocampista francese fosse stata accolta con scetticismo.
“Al Chelsea mi chiesero dieci volte se ero sicuro di Kanté”, ha dichiarato Conte, spiegando come le perplessità del management riguardassero principalmente l’aspetto fisico del giocatore, lontano dai canoni estetici tradizionalmente associati ai grandi colpi di mercato. “Non era né alto né bello”, ha aggiunto l’ex tecnico nerazzurro, sottolineando come il valore tecnico e tattico del francese fosse stato inizialmente sottovalutato proprio per queste caratteristiche fisiche non convenzionali.
Un acquisto che fece la storia
Kanté arrivò al Chelsea nell’estate 2016, proprio nella stagione in cui Conte guidò i Blues alla conquista della Premier League. Il centrocampista, reduce dalla storica vittoria a sorpresa con il Leicester City nella stagione precedente, si rivelò determinante nel sistema di gioco dell’allenatore italiano, diventando uno dei perni del centrocampio londinese e confermandosi tra i migliori interpreti del suo ruolo a livello mondiale negli anni successivi.
L’aneddoto raccontato da Conte offre uno spaccato interessante sulle dinamiche interne ai club calcistici, dove le valutazioni tecniche degli allenatori devono spesso confrontarsi con parametri diversi, legati anche all’immagine e al marketing, nella scelta dei rinforzi da portare in rosa. Il caso Kanté resta un esempio emblematico di come le qualità calcistiche non sempre coincidano con i canoni estetici tradizionalmente ricercati nel calcio di alto livello.
Conte, attualmente al centro di diverse voci di mercato legate al proprio futuro professionale, ha scelto di condividere questo episodio come testimonianza della propria capacità di individuare talenti al di là delle apparenze, un tratto che ha caratterizzato diverse sue scelte di mercato nel corso della carriera da allenatore.
