Gabbiadini rivela: “Ventura mi disse che avrei giocato titolare”
Manolo Gabbiadini è tornato a parlare di uno dei momenti più discussi della recente storia della Nazionale italiana: lo spareggio contro la Svezia che sancì la clamorosa mancata qualificazione ai Mondiali. L’attaccante ha rivelato un retroscena riguardante le comunicazioni ricevute dall’allora commissario tecnico Gian Piero Ventura in vista della sfida decisiva.
Secondo il racconto dello stesso Gabbiadini, il tecnico gli avrebbe comunicato con due giorni di anticipo rispetto alla partita che sarebbe sceso in campo da titolare. Un dettaglio che aggiunge un tassello alla ricostruzione di quei giorni concitati, rimasti impressi nella memoria del calcio italiano come uno dei fallimenti più bruschi della gestione della Nazionale.
Il contesto dello spareggio
La doppia sfida contro la Svezia, valevole per l’accesso ai playoff intercontinentali verso Russia 2018, si concluse con l’eliminazione dell’Italia, che per la prima volta dal 1958 rimase fuori da una fase finale del Mondiale. Un evento che ebbe conseguenze dirette sulla panchina azzurra, con le successive dimissioni di Ventura, e che aprì un lungo periodo di transizione per il calcio italiano a livello di Nazionale.
Gabbiadini, all’epoca tra i giocatori convocati per quella campagna di qualificazione, ha scelto di ripercorrere quei momenti a distanza di anni, offrendo un punto di vista interno sulle dinamiche dello spogliatoio e sulle comunicazioni tra il tecnico e i calciatori nei giorni precedenti la gara.
Un capitolo ancora aperto
Le dichiarazioni dell’attaccante si inseriscono in un filone di ricostruzioni e testimonianze che negli anni successivi hanno cercato di far luce sugli errori tattici, comunicativi e di gestione che portarono a quell’epilogo. Non sono stati resi noti ulteriori dettagli su eventuali cambi di formazione dell’ultimo minuto o sulle motivazioni che avrebbero eventualmente portato Ventura a modificare le proprie scelte rispetto a quanto comunicato inizialmente al giocatore.
La vicenda resta un capitolo simbolico della storia recente del calcio italiano, spesso richiamato quando si discute delle responsabilità tecniche e gestionali che precedettero la clamorosa eliminazione dai Mondiali di Russia 2018.
