Parma, il mercato entra nel vivo: Suzuki verso il PSG, Pellegrino può partire. Touré cambia l’attacco di Cuesta
Il mercato del Parma entra nella sua fase più calda. A poche settimane dall’inizio della nuova stagione, il club crociato si trova davanti a giorni decisivi, con operazioni importanti sia in entrata sia in uscita e con la possibilità di ridisegnare ulteriormente la squadra affidata a Carlos Cuesta.
La notizia principale riguarda Zion Suzuki. Il Paris Saint-Germain e il Parma hanno raggiunto un’intesa per il trasferimento del portiere giapponese sulla base di una valutazione complessiva di circa 35 milioni di euro, bonus compresi. L’operazione è ormai vicina alla conclusione, anche se restano da sistemare gli ultimi passaggi prima dell’ufficialità. Sullo sfondo c’è anche la Juventus, interessata alla possibilità di avere Suzuki in prestito dal PSG per una stagione.
Per il Parma sarebbe un’altra plusvalenza pesantissima e, soprattutto, un’operazione capace di garantire nuove risorse per completare la rosa. La partenza del giapponese, però, aprirebbe inevitabilmente il problema della porta: perdere un titolare di questo livello a ridosso dell’inizio del campionato obbligherebbe la società a individuare rapidamente una soluzione affidabile.
Non c’è soltanto Suzuki tra i giocatori al centro delle trattative. Anche Mateo Pellegrino continua ad avere mercato e la Fiorentina resta interessata all’attaccante crociato. Le manovre offensive del Parma delle ultime settimane possono essere lette anche in questa direzione: il club si è mosso in anticipo per non trovarsi scoperto in caso di una cessione importante.
L’arrivo di El Bilal Touré rappresenta infatti uno dei movimenti più significativi dell’estate gialloblù. L’attaccante arriva dall’Atalanta con la formula del prestito oneroso con diritto di riscatto, destinato a trasformarsi in obbligo al verificarsi di determinate condizioni. Il valore complessivo dell’operazione può arrivare intorno agli 11 milioni di euro.
Touré offre a Cuesta caratteristiche differenti: velocità, profondità, capacità di attaccare gli spazi e possibilità di essere utilizzato in più posizioni del reparto offensivo. Un profilo che sembra particolarmente adatto a un Parma intenzionato ad aumentare intensità e imprevedibilità negli ultimi trenta metri.
Ma il Parma non si è fermato a Touré. Il club ha lavorato anche sull’argentino David Romero, attaccante classe 2003 del Tigre. La trattativa è arrivata nelle sue fasi decisive e l’operazione rappresenta un altro segnale della strategia della società: investire su calciatori giovani, con margini di crescita e potenziale valore futuro.
L’eventuale inserimento di Romero, insieme a Touré, aumenterebbe sensibilmente le alternative offensive di Cuesta e renderebbe contemporaneamente più sostenibile un’eventuale partenza di Pellegrino.
È proprio qui che si intrecciano le diverse operazioni. Il Parma sembra intenzionato a muoversi anticipando le cessioni anziché inseguendole: prima vengono costruite le alternative, poi eventualmente viene dato il via libera alle partenze.
Il quadro complessivo racconta dunque un Parma tutt’altro che immobile. Touré rappresenta il rinforzo immediato, Romero l’investimento prospettico, mentre le possibili partenze di Suzuki e Pellegrino potrebbero cambiare profondamente peso economico e gerarchie della rosa.
Soprattutto l’affare Suzuki può diventare lo spartiacque dell’ultima parte del mercato. Incassare una cifra vicina ai 35 milioni significa avere una notevole capacità di intervento, ma significa anche perdere uno dei punti di riferimento della squadra. La scelta del sostituto diventerebbe quindi una delle decisioni più delicate dell’intera estate.
Poi c’è Pellegrino. Se anche l’attaccante argentino dovesse lasciare Parma davanti a un’offerta ritenuta adeguata, il mercato crociato assumerebbe definitivamente i contorni di una piccola rivoluzione: fuori alcuni dei protagonisti della passata stagione e dentro giocatori più giovani o funzionali al progetto tecnico di Cuesta.
La filosofia resta riconoscibile: valorizzare, vendere quando le cifre diventano difficili da rifiutare e reinvestire su profili con margini di crescita.
Adesso, però, arriva la parte più complicata. Perché le plusvalenze fanno bene ai bilanci, ma quando comincia il campionato in classifica continuano ostinatamente a valere tre punti le vittorie, non i milioni incassati.
